Gli amanti dei libri - Diario di zona di Beatrice De Carli

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Il Yamunin di Diario di zona è un attore che per vivere avrebbe bisogno di un teatro ma, per necessità, per due lunghi anni, fa il letturista di contatori a Torino, la città in cui si è trasferito da Cosenza e dove vive con moglie, figliola e due cani. Scopriamo con lui che l’arte è un’esigenza così viscerale da trasformare la quotidianità in un palcoscenico, comunque. Personaggi a volte al limite del grottesco (ma reali, forse per questo molto tristi) popolano la sua scena; ogni giorno è un atto che si apre e si chiude senza lasciare spazio al futuro, il tempo è scandito dalle cifre di un contatore e dal numero di contatori letti o riaffiora sotto forma di passato (belli i momenti in cui il protagonista-narratore ricorda l’infanzia e il papà) e nell’incertezza legata a ciò che sarà domani. Il tutto è parola, bella, pulita, puntuale e profonda, che non lascia spazio a fraintendimenti. Ogni parola è precisa, e in questo viene a galla lo studio del teatro, il mestiere d’attore, la passione per la poesia e una predisposizione, forse inconsapevole ma comunque matura, alla scrittura.

La storia di Yamunin è quella di Luigi Chiarella, che aveva inizialmente raccontato le sue giornate da letturista in un blog. Ma non è facile parlare di un libro (come questo) in cui ti imbatti per caso e per caso scopri che, se non l’avessi letto, avresti perso un pezzetto di qualcosa. Una prospettiva diversa per guardare il mondo, ad esempio.

Io ho riscoperto Torino seguendo Luigi-Yamunin sulla sua bicicletta, testardo e caparbio nel fare un lavoro che non gli appartiene ma che deve portare a termine, e bene. Così ho visto un pezzo di umanità che quotidianamente mi sfugge. Ho provato imbarazzo per casi di razzismo, ignoranza e disinteresse dimostrato a tutti i livelli. Non è solo il pieno di xenofobia che la città nasconde dietro alle vetrine del centro a infastidirmi. Lo scenario che si apre leggendo Diario di zona è ben più ampio della porzione di strada che pensate di percorre con Luigi sulla sua bici, o sull’auotobus quando qualcuno gli ruba il mezzo. È quest’Italia piccola piccola che ti butta nello sconforto, un Paese che ha dimenticato che la cultura è un diritto, un dovere, una necessità, e che se la togli agli esseri umani, come alle loro città, quello che ti rimane è un tombino di ghisa, pesante e sporco, che, una volta sollevato, si apre sul nulla.

Il consiglio è di leggerlo, questo romanzo perché sicuramente sarà preludio ad altro.

“E il ritorno è un ritornello gioioso che danzo fra le buche del terreno e le auto. A volte supero un incrocio guidato dal ritmo della musica che sto cantando, guardo appena la strada, a destra e sinistra mi diceva mia mamma, “prima a destra poi a sinistra”, a sinistra, a sinistra, all’estrema sinistra e c’è anche la fortuna, è anche quella che mi fa scorrere via senza problemi fra il traffico di Torino, nell’aria sporca, pesante di polveri che mi opprime i polmoni. Torno a casa e la fatica la lascio sfogare sui pedali, un giro dopo l’altro.”

*Fonte articolo: http://www.gliamantideilibri.it/diario-di-zona-luigi-chiarella/