Giallo e Capitalismo. Fabrizio D'Esposito su il Fatto quotidiano

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Giallo e Capitalismo
da "Il Fatto quotidiano" del 19/06/2013

Perché scaffali e mensole e vetrine delle librerie sono sommerse dai gialli, in tutte le loro possibili varianti, dal thriller al noir? Per la risposta bisogna ricorrere, al solito, ai cari vecchi maestri. Uno per tutti: Karl Marx.
Il belga Ernest Mandel è stato infatti uno degli economisti marxisti più importanti del secolo scorso e a lui dobbiamo anche il prezioso, a tratti spettacolare (per chi ama il genere), Il romanzo poliziesco. Una storia sociale. Scritto nel 1989, Mandel è poi morto nel 1995, il volume è ripubblicato adesso da Alegre con la prefazione di Massimo Carlotto. Lettore onnivoro di gialli, l’economista s’interroga sulle cause della sua passione e l’esito dell’analisi, con il metodo infallibile del materialismo storico, lo conduce quanto più lontano possibile dalle sue convinzioni politiche. Una definizione che brilla per chiarezza. Il giallo non è mai rivoluzionario (tranne l’ultima evoluzione del noir francese, poca roba rispetto alla globalità del fenomeno) ergo “la storia del romanzo poliziesco è una storia sociale, giacché appare inestricabilmente legata alla storia della società borghese e la società borghese, nata dalla violenza, la riproduce costantemente e ne è satura. La fioritura del romanzo poliziesco si spiega forse col fatto che la società borghese, considerata nel suo insieme, è una società criminale”. Mandel esamina tantissimi autori e riluce per esempio il carattere borghese, rassicurante e statico delle dimore inglesi di Agatha Christie. L’enigma diventa consumo, non riflessione o denuncia, e il colpevole scoperto da Poirot è la conservazione del sistema. Anche con Sherlock Holmes l’analisi non varia. Anzi, il metodo deduttivo esalta la connessione tra la società borghese con il macchinismo e le scienze naturali. Nel giallo il conflitto è tra due intelligenze, “la spersonalizzazione del bene e del male”, e la concorrenza tra loro è quasi mercantile. L’approdo è una parola che non leggevamo da tempo: “Questa reificazione del conflitto riflette la reificazione della morte”. Tutto torna.