Gezi Park, il simbolo di un paese in cerca della libertà. Mara Tedesco da il manifesto

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF

Gezi Park, il simbolo di un paese in cerca della libertà
Di Mara Tedesco (da il manifesto del 23/01/2014)

Uno degli obiet­tivi più dif­fi­cili da rag­giun­gere quando si scrive un sag­gio è riu­scire a par­lare con­tem­po­ra­nea­mente ad un pub­blico esperto e ad un pub­blico che si affac­cia o si inte­ressa per la prima volta al tema trat­tato. Il rischio è quello di non aggiun­gere nulla di nuovo a ciò che il let­tore navi­gato già cono­sce, da un lato, o di risul­tare poco acces­si­bile, per com­ples­sità di con­cetti o rife­ri­menti, al neo­fita dell’argomento.

In que­sto senso #Gezi. Coor­di­nate di una Rivolta (Edi­zioni Ale­gre, pp. 188, euro 14) è riu­scito a rag­giun­gere que­sto obiet­tivo. Si tratta di una rac­colta di saggi che riper­cor­rono, par­tendo da ango­la­zioni dif­fe­renti, le rivolte esplose a Istan­bul nel giu­gno 2013 in difesa del parco pub­blico di Gezi e dif­fu­sesi rapi­da­mente in tutta la Tur­chia. I vari autori (Moira Ber­nar­doni, Fazila Mat, Pie­tro Mae­stri, Lea Nocera, Fabio Salo­moni e Fabio Rug­gero) por­tano avanti l’analisi con com­pe­tenza e con­sa­pe­vo­lezza, essendo da anni impe­gnati nello stu­dio della società turca con­tem­po­ra­nea e avendo osser­vato da vicino gli eventi di Gezi.

Seguendo una scelta pro­gram­ma­tica di con­cen­trare l’analisi su Istan­bul, città vetrina dei pro­cessi poli­tici e sociali di scala nazio­nale. Il lin­guag­gio è sem­pre frui­bile, la let­tura scor­re­vole e il per­corso lineare. I capi­toli si sus­se­guono pre­sen­tando in ordine: una pano­ra­mica degli eventi che hanno imme­dia­ta­mente pre­ce­duto la rivolta e il loro suc­ces­sivo svi­luppo; una rico­stru­zione delle poli­ti­che eco­no­mi­che e urba­ni­sti­che attuate in Tur­chia negli ultimi trent’anni, pre­lu­dio della situa­zione attuale; una tas­so­no­mia dei par­titi, asso­cia­zioni e gruppi che hanno preso parte alle pro­te­ste; un’analisi delle nuove moda­lità di espres­sione di istanze sociali, evi­denti nei graf­fiti apparsi sui muri di Istan­bul durante i giorni di Gezi e nell’esperienza di un col­let­tivo di Istan­bul; infine un ten­ta­tivo di col­lo­care la spe­ci­fi­cità degli eventi di Gezi nel con­te­sto inter­na­zio­nale delle rivolte che hanno scosso varie parti del pia­neta negli ultimi anni. Il libro rie­sce così a met­tere insieme pre­sente e pas­sato (recente) della poli­tica turca, pecu­lia­rità locali e ten­denze globali.

Gli autori svi­lup­pano la nar­ra­zione tra descri­zione dei fatti e rifles­sione. Rie­vo­cano imma­gini ed epi­sodi sim­bolo della rivolta, con­fe­rendo ad essi, attra­verso l’analisi pun­tuale del loro signi­fi­cato, pro­fon­dità socio-politica. Il let­tore è così messo di fronte a una rie­vo­ca­zione vivida degli eventi lon­tana dalla spet­ta­co­la­riz­za­zione e dal sen­sa­zio­na­li­smo che emo­zio­nano, sor­pren­dono e incu­rio­si­scono senza tut­ta­via spie­gare. Il libro rie­sce inol­tre ad andare oltre la visione dico­to­mica pro­pa­gata dai media main­stream di una società – quella turca – divisa tra kema­li­smo seco­la­ri­sta e spinte isla­mi­ste. Il testo mette infatti in luce la com­ples­sità delle istanze pre­sen­tate durante le rivolte di Gezi, la mol­te­pli­cità dei fat­tori che hanno por­tato all’esplosione e la com­po­si­zione estre­ma­mente varie­gata degli attori sociali che vi hanno preso parte.

Un pic­colo appunto può essere mosso al volume. Il libro avrebbe potuto met­tere in luce con più chia­rezza gli ele­menti di pro­fonda rot­tura con il tra­di­zio­nale sistema poli­tico turco emersi durante le pro­te­ste, e la capa­cità della piazza di unire con­tro il governo realtà non solo e non sem­pli­ce­mente ete­ro­ge­nee, ma impe­gnate da anni in un’aspra e vio­lenta lotta reci­proca. Un appunto che non intacca tut­ta­via la qua­lità com­ples­siva del lavoro compiuto.