Da Trieste agli Usa sulle tracce di Adamic - Pietro Spirito da "Il Piccolo"

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Louis Adamic (1899-1951) è stato un autore sloveno naturalizzato americano. Emigrato negli Stati Uniti nel 1913, nel 1918 si arruolò nell’esercito a stelle e strisce e combattè sul fronte francese. Giornalista e scrittore, per tutta la vita lottò per la causa comunista e i diritti dei lavoratori. Tenuto d’occhio da Fbi e Cia, mantenne sempre uno stretto legame con la sua terra d’origine, tanto da essere sospettato di essere una spia di Tito. Personaggio combattivo e scomodo a tutti, terminò la sua intensa e inquieta esistenza con un suicidio sul quale ancora oggi si addensa qualche dubbio, primo fra tutti quello che in realtà fosse stato ucciso dai “tagliagole serbo-croati”. Autore di diversi libri, in italiano è stato pubblicato solo il primo e più famoso, Dynamite: The Story of Class Violence in America, del 1931 (ma poi riscritto nel ’34), Dynamite. Storia della violenza di classe in America (BePress, Bari 2010, prima edizione 1977).

Albano Olivieri e sua moglie Leda sono invece due partigiani triestini che vivranno in prima persona la lotta al nazifascismo nella nostre terre. Albano e Leda sono anche i nonni di Andrea Olivieri, ricercatore e operatore culturale triestino, un passato di militanza politica attiva nei Centri sociali che gli ha procurato qualche problema con la giustizia, tanto che adesso non gli è più consentito l’ingresso negli Stati Uniti. Un divieto che per fortuna non era ancora in vigore quando Olivieri è volato negli States sulle tracce della vita di Louis Adamic, riuscendo così a raccogliere documentazione e testimonianze sufficienti per imbastire un articolato racconto sullo scrittore sloveno-americano. E di intrecciarlo, questo racconto, con l’epopea e le memorie dei suoi nonni Albano e Leda, avendo Albano, per altro, lasciato una scatola con documenti e ricordi dei suoi anni di lotta.

Il risultato, adesso, è lo straordinario libro Una cosa oscura, senza pregio (Ed. Alegre, pagg. 429, euro 18,00), uscito nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 (pseudonimo di Roberto Bui) che sarà presentato domani, alle 18, alla Libreria Minerva di via San Nicolò 20 a Trieste, in colloquio fra l’autore e Nicoletta Romeo, direttrice artistica del Trieste Film Festival e produttrice cinematografica, incontro moderato dal libraio Alessandro Serli.

A metà tra saggio, romanzo, reportage, autofiction, “Una cosa oscura, senza pregio” è un racconto ibrido e meticciato che incolla il lettore al testo dalla prima all’ultima pagina, calandolo in un ampio affresco narrativo che lega Stati Uniti, Trieste e la Jugoslavia (ed ex Jugoslavia) in un intreccio dove si specchia la nostra storia. Dove per “nostra” va intesa quella trasfusione di memorie private e collettive in cui ognuno si può riconoscere. Il modello narrativo è quello del romanzo non-fitcion teorizzato da autori che vanno dal collettivo Wu Ming a Javier Cercas (Soldati di Salamina, L’impostore), testi meticciati dove le memorie del passato si fanno viatico per illuminare il presente, sempre seguendo un forte afflato etico.

La biografia di Adamic fa dunque da binario principale per questo viaggio di Olivieri dove passato e presente di mischiano fino a toccare i nostri giorni. La scelta di Adamic di lasciare giovanissimo la Slovenia - allora ancora impero austro-ungarico - per scappare dal seminario dove i genitori lo avevano costretto per calmare i bollenti spiriti. Poi l’arrivo negli Stati Uniti e i primi umili impieghi che lo portano a contatto con lo sfruttamento dei lavoratori e le lotte sindacali. Quindi il mestiere di giornalista e scrittore, gli amori, l’amicizia con intellettuali come Cary McWilliams e lo scrittore John Fante. Ancora, il suo impegno politico che lo porterà ad appoggiare Tito dopo la seconda guerra mondiale, e a lottare negli Stati Uniti contro il maccartismo, gli intrecci tra mafia e sindacati, insomma ad affrontare tutte le aporie della grande democrazia capitalistica. Dall’altra parte dell’oceano seguiamo in parallelo la storia di Albano e Leda, l’avvento del fascismo a Trieste e la repressione degli sloveni, la lotta partigiana e tutte le vicende che hanno diviso e straziato questa terra. L’attenzione di Olivieri è sempre posta su un’idea forte di libertà che segue il groviglio delle identità prima unite e poi divise, facendo di “Una cosa oscura” un’ampia narrazione che si fa a ogni riga monito e riflesso dell’oggi. Come quando, ad esempio, tocca l’avvento del fascismo a Trieste: «Era un’epoca crudele, di odi diffusi con tracotanza a piene mani, di tradimenti e abiure, di prepotenza arrogante che si faceva legge per dettare le regole del vivere collettivo imitando quelle della guerra. Tutto trasudava ingiustizia, sopraffazione e, almeno in superficie, la maggioranza si adeguava e si faceva complice e strumento dell’ingiustizia». 

Da Il Piccolo