Recensione di Anna Pizzo da Carta

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF

Da un dirigente della Filt Cgil di Genova [l'autore] e da un membro della segreteria nazionale della Fiom, [Giorgio Cremaschi che cura la prefazione del libro] ci si può aspettare un occhio particolarmente attento alle trasformazioni del lavoro operaio che, come si legge nel sottotitolo, va "dal fordismo all'accumulazione flessibile". Ed è di certo così che bisogna leggere questo libro, che aggiunge però anche una "sapienza" nuova, e intreccia il profilo dell'operaio [vecchio o nuovo che sia] con quello molto più sfaccettato e complicato e indecifrabile ed estremamente mobile del lavoratore di quei "nuovi" lavori che in Occidente, come in tutto il mondo, segnalano un rovesciamento di paradigma e segnano, ancor più che la politica, più che la cultura, più che i costumi, lo strappo del Novecento. Cremaschi, nella prefazione, parla infatti di "precarizzazione" che non è più "la condizione della parte più debole del mondo del lavoro, contrapposta a una condizione di forti garanzie per un'altra parte di esso. La precarietà è la condizione unificante del lavoro e, al tempo stesso, l'elemento pratico e simbolico con il quale il capitalismo ristruttura tutta l'organizzazione del lavoro". Il fatto che Carta dedichi buona parte di questo numero ai diretti interessati allo sciopero generale [generalizzato?] del 30 [che sono operai ma anche molte altre cose] , aggiunge una ragione in più per segnalare questo libro che cerca [un po' disperatamente] di trovare uno spiraglio non traumatico nel grande shock nel quale siamo immersi e che si chiama liberismo. [A. P.]